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  • La Basilica di Santa Maria di Loreto si trova nel centro di Forio d'Ischia sul corso Umberto I ed insieme all' Oratorio dell'Assunta e l'antico ospedale, costituisce l'Arciconfraternita di Santa Maria di Loreto. La costruzione della chiesa risale ai primi
    anni del Trecento, quando fu aperto un piccolo oratorio dedicato alla Madonna di Loreto, che assunse la forma attuale intorno al 1580.
  • L'Istituzione, voluta e fortemente sostenuta da Mons. Onofrio Buonocore, autore peraltro di numerose pubblicazioni sull'isola d'Ischia, nel 1956, poi costituitasi in ente morale, è oggi diventata "Biblioteca Comunale", come prevedeva lo statuto; e gli opp
    ortuni lavori di restauro hanno avviato ultimamente il sicuro rilancio di questo importante Centro di Cultura, l'unico nel suo genere esistente nell'isola d'Ischia. Essa si trova in località "La Mandra" ad Ischia Ponte, presso la Chiesa di S. Antonio dei Frati Minori, donde la denominazione "Antoniana", che è stata giustamente conservata nella nuova configurazione. Orari di apertura: Lunedì: 09.00-13.00Martedì: 09.00-13.00 / 16.30-18.30Mercoledì: 09.00-13.00 / 16.30-18.30Giovedì: 09.00-13.00 / 16.30-18.30Venerdì: 09.00-13.00 / 16.30-18.30 Tel. e fax: 081 3333255 e-mail: biblioischia@libero.it
  • Il borgo antico di Ischia Ponte, anche detto Borgo di Celsa per la presenza dei gelsi, è un antico centro di marinai e pescatori, la cui esistenza è documentata già nel XIII secolo. Unico centro di Ischia, di tradizione più che altro contadina, da semp
    re dedito alla pesca, il Borgo ha avuto una grande espansione alla fine del ‘700, con il cessare delle incursioni dei pirati, quando l’attenzione si distoglie dal Castello, fino ad allora centro primario di vita e di riparo, e torna a concentrarsi sulla terraferma. Per tutto il XVIII Ischia ponte è la città più ricca e prosperosa dell’isola, il suo destino va progressivamente staccandosi da quello del Castello che nel frattempo vive un periodo di decadenza, in seguito all’abbandono delle famiglie nobili e benestanti. Nel tempo la struttura del borgo, con vicoli stretti, palazzi signorili alternati a caratteristiche casette basse, si è conservata inalterata, così come le famose via Roma e Corso Vittoria Colonna che conducono alla "Mandra", l’antico villaggio dei pescatori. Ha invece attraversato diverse vicissitudini la bellissima Cattedrale dell’Assunta, costruita nel 1301 e rimaneggiata nel 1700, quindi bombardata dagli Inglesi nel 1809. La cripta, decorata con affreschi della scuola di Giotto, conserva ancora le spoglie delle famiglie nobili dell’isola. Lo scalo di Ischia ponte è rimasto il preferito dagli Ischitani per molto tempo anche dopo l’apertura del Porto borbonico. Questa predilezione ha contribuito ad alimentare la vita e conservare florida l’attività del centro.    
  • Sant’Angelo, antico  borgo di  pescatori percorribile solo a piedi, oasi di pace sfuggita ancora in parte all’amplesso dell’isola d'Ischia, è oggi un rinomato centro turistico internazionale.
  • Buonopane fa parte del comune di Barano d'Ischia, in provincia di Napoli, nella regione Campania. “Avanti la chiesa vi è un atrio spazioso, e molto arieggiato – scrive D’Ascia nel 1864– ove i naturali si radunano nei
    dì festivi, e mentre i maturi padri si trattengono a discorrere delle fasi della luna, e fanno i loro prognostici sulle future raccolte, e sui correnti prezzi de’ vini e delle mele; i giovani discorrono di caccia, le forosette di amori, e le attempate madri del prezzo della canape, del lino, e delle tele, e dell’occupazione dei loro telai, della poca puntualità delle loro committenti, mezzane, o compratrici“. Buonopane, oggi, non è più il borgo contadino descritto da D’Ascia, nè tantomeno le donne si servono ancora della sorgente per fare il bucato. “Moropano”, come si dice in dialetto, resta però una comunità coesa e gelosa delle sue tradizioni. A partire dalla ‘ndrezzata, sicuramente la più famosa di tutte.
  • Il Castello Aragonese sorge su un isolotto di roccia trachitica collegato al versante orientale dell'isola d'Ischia da un ponte in muratura lungo 220 mt. La base rocciosa è geologicamente definita "cupola di ristagno" ed equivale ad una bolla di magma c
    onsolidatasi nel corso di fenomeni eruttivi di più vasta portata. Raggiunge un'altezza di 113 mt. s.l.m. e presenta una superficie di circa 56.000 mq. Vi si accede attraverso una mulattiera o a mezzo di un moderno ascensore installato alla fine degli anni '70. La mulattiera si sviluppa, per il primo tratto, in una galleria scavata nella roccia (per volontà di Alfonso I d'Aragona alla metà del Quattrocento) per poi proseguire all'aperto fino a raggiungere la parte più alta dove è situato il Maschio.
  • La chiesa fu completamente restaurata nel 1884. Fondata inizialmente come Confraternita Laicale nel 1684. Con il terremoto dell’83, la chiesa subì danni non proprio irreparabili, così l’importanza della chiesa crebbe con il passa
    re degl’anni, tanto che nel 1957 fu necessario eseguire altri lavori di ristrutturazione, ampliamento della sagrestia e rifrazione completa della facciata. Nel 1972 fu realizzato il campanile. La chiesa è ad una sola navata, con la volta del soffitto affrescata da un bel dipinto riproducente la Madonna dell’Assunta sulle nubi attorniata da angeli. A sinistra ci sono due lapidi e un piccolo crocifisso ligneo abilmente scolpito. Segue una nicchia con la statua della Madonna del Rosario proveniente dagli Stati Uniti fu donata nel 1926 dagli emigrati lacchesi. Dipinto molto antico, d’ignoto autore, che riproduce San Pietro a mezzo busto, quadro dell’Annunciazione. Nella cona cappellina con statua lignea della Madonna Assunta del settecento, al centro, l’altare maggiore in marmi colorati con la grande pala dell’Assunta. Il pulpito ligneo seicentesco e un bel dipinto del secolo XVII riproducente la nascita di Sant’Anna. In sagrestia vi sono statue lignee del settecento di Gesù Risorto, l’Angelo Gabriele, San Giovanni evangelista, la Maddalena e la Madonna del Rosario. La cantoria lignea con il piccolo organo, risalgono al XVIII secolo.
  • La Chiesa di San Carlo, detta anche della Libera, ha una facciata semplice, con un portale in pietra di tufo verde, sormontato da un timpano curvo di un puro Rinascimento. L'ingresso della chiesetta si apre su un terrazzo sopraelevato di qualche metro d
    alla strada, a cui si accede attraverso una scalinata di pietra. La facciata laterale è molto interessante: si vedono tre contrafforti, a forma di mensole rovesciate, che caricano i tre arconi della volta. Nel fregio del portale c'è un'iscrizione che ricorda la fondazione del tempietto, da parte di Sebastiano Sportiello. La pianta è a navata unica, a croce latina, con abside e transetto. Lungo l'unica navata, vi sono tre arcate lievemente incassate ed un ampio transetto, i cui bracci sono coperti da volte a botte. Ai lati dei bracci del transetto, vi sono due nicchie con un catino costituito da una conchiglia di tufo verde. Il soffitto è ricoperto da doghe lignee. Le membrature architettoniche, in pietra di tufo verde, sono del più puro stile dorico. La Chiesa è ricca di affreschi ed ha un cornicione di metope. Notizie storico-critiche Sull'origine della chiesa, fondata nel 1620, D'Ascia racconta una leggenda, secondo la quale la famiglia Sportiello, originaria di Sorrento, era fuggita dalla sua città per evitare la vendetta di una nobile famiglia, a cui avevano ucciso un vescovo. Per espiare il delitto, gli Sportiello costruirono due chiese, lontane tra loro, poste una di fronte all'altra: S. Carlo e S. Maria al Monte. Lo stile architettonico della chiesa ricorda, come osserva Salvati (p. 28), quella di S. Gaetano, ma nella facciata si notano forti discordanze tra "il portale e la finestra in alto, di puro gusto Rinascimentale ed il resto della parete frontale, in cui si vede una mano inesperta, ingenua e primitiva". La somiglianza con San Gaetano torna nella terrazza soprelevata sul livello della strada, limitata da un parapetto di pietra lavica. La chiesa è riuscita a conservare l’originale e bellissima architettura (stile locale) malgrado il terremoto del 1883 e l’alluvione 1910. L’ultimo restauro è avvenuto nel 1983. Le opere d’arte che incontriamo in chiesa sono: affreschi seicenteschi di Cesare Calise, quattro figure di Santi sulle lesene di destra e di sinistra della navata. “Deposizione”, “Crocifissione di S. Pietro”; due dipinti del Calise uno su tavola; una tavola di “S. Francesco d’ Assisi riceve il Bambino dalla Madonna” firmato “Cesare Calise P. D. A. 1635” (no pittore foriano perché firmava con sigla diversa).Tela di “S: Giacinto dinnanzi alla Madonna “ dipinta dal Calise nel 1633; Crocifisso ligneo dell’800, statua di legno della Madonna della Libera del 700.       
  • Descrizione La parte più interessante della Chiesa è costituita dalla facciata: ha una sagoma che si restringe verso l'alto per la presenza di contrafforti sui fianchi laterali. Sopraelevata rispetto al suolo stradale, vi si accede attraverso una doppia r
    ampa di scale. Il portale è di pietra grigia ed è sormontato da un timpano triangolare. Ha un frontone con guglie in pietra grigia di ispirazione gotica e un finestrino strombato ad angoli arrotondati, di sapore barocco. La cupola a sesto rialzato,che si innalza su un tamburo cilindrico, intorno al quale si aprono quattro finestre. Ha una pianta a croce latina con ampio transetto, con una sola navata. Ha una cupola a volta estradossa e una copertura con volta a botte lunettata. La chiesa è stata costruita in muratura con pietrame di tufo con intonaco dipinto. Ha una decorazione in stucchi di gusto barocco.
  • La cattedrale sorge sulla cima di un colle con il prospetto principale affacciato su una piazzetta irregolare. Il sagrato, lastricato in pietra lavica, è recintato da un cancello di ferro, opera del foriano Aniello Balsofiore. La facciata è
    ; affiancata da due campanili culminanti a pera. La parte centrale è coronata da un timpano poggiante su due ordini di paraste. Vivacizzano il prospetto due decorazioni di mattonelle di ceramica colorata: il pannello centrale raffigurante S. Vito del 1881 e l'orologio del campanile di sinistra. La facciata laterale, a differenza della principale, non ha subito importanti modifiche. Nella parte inferiore, in corrispondenza delle cappelle della navata laterale, si aprono tre piccole finestre ad angoli arrotondati; al di sotto di quella centrale si trova il portale d'ingresso secondario, in pietra grigia, simile a quello di S. Gaetano.
  • DescrizioneLa chiesa, situata ad oltre 400 metri sul livello del mare, si trova in un contesto naturalistico di grande fascino e suggestione, tra boschi, sentieri di montagna, terrazze e case di pietra, antichi ricoveri di pastori e contadini. Scavata i
    n parte nel tufo, questa "chiesa di pietra" può considerarsi un caratteristico esempio di architettura rupestre. La struttura dell'edificio è molto semplice. L'ampio sagrato antistante presenta delle panchine in pietra e un'enorme cisterna scavata nel tufo per la raccolta dell'acqua piovana. La facciata, di estrema semplicità, è sormontata da una struttura rettangolare con due campane e da una cupola sferica. L'interno ha un'ampia navata centrale terminante nell'abside, affiancata sul lato destro da una navata più stretta. Oltre alla pala d'altare di anonimo raffigurante la Madonna con i santi Antonio Abate e Paolo Eremita, la chiesa conserva un altare ligneo con paliotto dipinto con motivi floreali, risalente agli inizi del Seicento, e residui di affreschi del XVII sec. nella volta. Notizie storico-criticheNella sua monografia D'Ascia (1867) riporta la notizia secondo la quale la chiesa sarebbe stata eretta nel 1596 da Sebastiano Sportiello per espiare un omicidio. Sportiello apparteneva alla famiglia cui si deve anche la fondazione della chiesa di S. Carlo, altro esempio di architettura rurale che nella facciata rivela affinità con la chiesa di S. Maria al Monte. Basandosi sulla testimonianza di alcuni discendenti della famiglia, D'Ascia racconta che i tre fratelli Sportiello (Sebastiano, Vito Nicola e Andrea), ricchi possidenti di Salerno, fuggirono a Forio dopo aver ucciso il vescovo della loro città; per penitenza, furono costretti a costruire due chiese ad una certa distanza l'una dall'altra. D'Arbitrio e Ziviello (1982) ipotizzano che la chiesa sia stata edificata dalle popolazioni locali quando l'agricoltura e quindi gli insediamenti rurali si diffusero anche nei territori montuosi. La chiesa, costruita in una posizione strategica, divenne un punto di riferimento per le comunità contadine insediatasi in quelle zone, soddisfacendone le esigenze religiose, sociali e pratiche. S. Maria al Monte assolveva infatti funzione non solo di luogo di culto volto a conservare le tradizioni religiose della popolazione, ma anche di punto di aggregazione, di incontro nonché di raccolta in caso di pericolo. La chiesa fu abbandonata intorno al 1930 ed utilizzata come ricovero di animali e deposito di legna fino a quando, per iniziativa di un ex monaco dell'eremo di S. Nicola sul monte Epomeo, grazie alle offerte raccolte tra i fedeli foriani, fu riaperta e ristrutturata. Ci fu una grande festa d’inaugurazione e da allora S. Maria al Monte è diventata meta di un pellegrinaggio per la festa celebrata ogni anno il 12 settembre, in cui viene portata in processione una statua della Madonna. Una leggenda di tradizione orale registrata a Forio nel 1990 (Vuoso, 2002, pp. 84-85) associa la chiesa alle incursioni piratesche che tormentarono l'isola fra il XVI e il XVIII secolo: un pescatore foriano fu spinto da una tempesta in Turchia dove fu catturato dai turchi. Questi, saputo dal pescatore che Forio era priva di fortezze e di strutture difensive, organizzarono un assalto; giunti in vista dell'isola, videro in cima al monte una regina con centinaia di soldati armati e fiaccole accese. Spaventati, i pirati si fermarono e uccisero brutalmente il pescatore, convinti che avesse mentito. In ricordo di questo evento, i foriani fecero dipingere il quadro per l'altare della chiesa. Accanto alla secentesca chiesetta vi è un piccolo eremo, oggi trasformato in abitazione.
  • La Chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena fu costruita in Piazza Maio ma venne rasa al suolo dal terremoto che distrusse Casamicciola il 28 luglio 1883, ricostruita dove è situata attualmente , s'ignora l'anno della fondazione. L'unica data precisa è
    quella del 1540, anno in cui il vescovo d'Ischia, Monsignor Agostino Falivenia da Giffoni (1534-1548), più noto come Agostino Pastineo, concede il diritto di giuspatronato all'Università e agli uomini del Casale di Casamicciola. L'antica piccola chiesa era dedicata a San Severino e già fungeva da parrocchia. Per impulso del parroco di allora, Don Bartolomeo Monte, l'università e la popolazione del casale di Casamicciola concorrono nella riedificazione, nell'ampliamento e nella decorazione della nuova chiesa, al posto della piccola. Al titolo antico di San Severino viene abbinato "ex ingenti devozione" quello di Santa Maria Maddalena Penitente, che prevarrà nel corso dei secoli. Rasa al suolo dal terremoto del 1883, fu ricostruita in questo luogo e il 31 maggio del 1896 vi fu la solenne benedizione della nuova Chiesa parrocchiale, dedicata al Cuore di Gesù e a Santa Maria Maddalena Penitente. La chiesa, a tre navate, comporta nove altari. Altare maggiore in marmi policromi, su cui troneggiano le statue del Sacro Cuore di Gesù e di S. Maria Maddalena. Sulla sinistra, entrando, è situata la tomba del Venerabile Giuseppe Morgera, di cui è in corso la causa di beatificazione; subito dopo, altare con il Crocifisso di legno scolpito e dipinto, prima metà del sec. XIX. Da ammirare: il fonte battesimale di marmo (sec. XVIII), proveniente dall'antica chiesa parrocchiale al Maio; la Pietà (seconda metà sec. XIX); scultura raffigurante S. Maria Maddalena Penitente (prima metà sec. XIX). Sulla destra, altare con l'Assunzione (seconda metà del sec. XIX), quadro proveniente dalla distrutta chiesa dell'Assunta in Piazza Bagni; la Trinità (inizio sec. XIX); la tomba di Monsignor Carlo Mennella, vescovo di Mennith e vescovo ausiliare d'Ischia. Presso l'uscita, teca con statua lignea di S. Emidio (fine XIX secolo). In sacrestia, mobile per gli arredi di legno di castagno (artigianato campano, fine sec. XIX), con sull'alzata tre teche con le statue di Sant'Anna, San Michele, e Santa Lucia (seconda metà del secolo XVIII). Altre tre teche con statue: l'Addolorata, l'Immacolata, l'Assunta; altare di legno dipinto a finto marmo; dipinto (olio su tela) raffigurante la Madonna con Bambino e Santi (seconda metà sec. XVIII). Nelle stanze adiacenti: dipinto raffigurante Tobiolo e l'Angelo (fine sec. XVIII); statua, in legno scolpito e dipinto, di S. Giovan Giuseppe della Croce, (seconda metà XIX secolo).
  • Il Cinema delle Vittorie è stato inaugurato il 21 Marzo  1970 con il film "L'uomo venuto dalla pioggia" con Charles Bronson e Marlene Jobert.Anno ristrutturazione: 2000Sale: 1Posti a sedere: 500Schermo: GrandeAudio: Stereo DigitalPoltrone: imbottite con
    schienale bassoServizi: Aria condizionata, BarGiorno di chiusura: MercoledìLunedì prezzo ridotto per tuttiTel: +39 081997487  
  • Anno ristrutturazione: 1997Sale: 1Posti: 650Schermo: GrandeAudio: Digital StereoPoltrone: imbottite con schienale basso Servizi: Aria condizionata, Bar, Servizio disabili Giorno di chiusura: LunedìTelefono: +39 0813331098 web: www.cineteatroexcel
    sior.comE-mail: cineteatroexcelsior@libero.it   PREZZO BIGLIETTO   2D 3D Intero 7,00 € 11,00 € Ridotto* 5,00 € 8,00€ Mercoledì feriale 5,00 € 8,00€ *Il biglietto ridotto è valido per i bambini fino a 8 anni e per gli adulti dai 65 anni in su
  • Qui si trovano le sorgenti termali più celebri dell’isola. Le più famose fin dall’antichità, sono le acque del Gurgitello, che emergono dalle viscere della terra nelle vicinanze della centralissima piazza Bagni. Oggetto di studio fin dal Medio Evo, le a
    cque del Gurgitello hanno alimentato i principali stabilimenti termali casamicciolesi, sorti a partire dal ‘600. A cominciare dal Pio Monte della Misericordia, il primo esempio di termalismo sociale in Europa. Altri bacini sono quelli del Cotto e de La Rita. Apprezzatissima fin dall’antichità è poi la sorgente del Castiglione o Bagnitiello, che sgorga praticamente sulla riva del mare.Ai fanghi, bagni, humages, ovvero alle cure tradizionali, si affiancano le più moderne applicazioni delle proprietà delle acque termali. Risorsa preziosa per i “centri benessere” di cui sono dotati tutti gli alberghi casamicciolesi.
  • Alla parte occidentale dell'isola d'Ischia, quel paese bagnato dal mare per tutta la sinuosa estensione;circondato da pianure verdeggianti; spalleggiato dal monte che si asside su i colli nella positura più voluttuosa e comoda, fiancheggiato da due corr
    enti vulcaniche, l'una a settentrione, l'altro a mezzogiorno; quel paese chiamasi Forio capoluogo di mandamento.
  •   Il comune di Ischia si estende lungo la costa nord-orientale dell'isola. La città d'Ischia è il capoluogo dell'isola e centro principale con circa 17.000 abitanti. La superficie del comune è di circa 9 Kmq. L'altitudine media è di 70 metri. Il t
    erritorio viene suddiviso in due toponimi principali: Ischia Porto ed Ischia Ponte (dove è situato il famoso Castello Aragonese ). Diversi sono i nomi legati all'isola: i Greci la chiamarono Pithecussae, che può significare sia terra delle scimmie (secondo il mito degli abitanti trasformati in scimmie da Eracle) che manufatti in creta (Pythos) che si realizzavano sull'isola. I latini la chiamavano Aenaria, che potrebbe essere identificato sia con "scimmie" che con Enea (che qui sbarcò con la sua flotta). L'ipotesi più probabile è quella che ci indica che il termine deriva dal latino insula, che poi diventa Iscla... fino a divenire Ischia.
  • Lacco Ameno, occupa la parte nord-occidentale dell'isola e si estende lungo il mare e sulle prime pendici del Monte Epomeo. Il nome Lacco secondo la maggior parte degli studiosi deriva dal greco lakkos che significa pietra. Si compone di diverse localit
    à: Fango, Mezzavia, Ortola e la zona alta del paese chiamata "Zona 167". Il simbolo principale è il "Fungo di Lacco Ameno" situato in mezzo al mare ai margini di una scogliera, uno scoglio di tufo eruttato dalla bocca del Monte Epomeo e che con il tempo si è raffreddato e ha assunto la forma di un fungo. Lacco Ameno, un anfiteatro naturale che si apre sul mare, presenta le acque termali con il più alto coefficiente di radioattività nelle fonti cosiddette di Santa Restituta, patrona della cittadina e dell’intera Isola. Secondo la tradizione , nel 304, la salma della vergine Restituta di Cartagine, giunse miracolosamente dalla lontana Africa approdando su una fragile barchetta nella baia di San Montano, condannata per la fede cristiana ad essere arsa viva su una barca sospinta in mare. Santa Restituta è la patrona del comune e il santuario a lei dedicato, il 16, 17 e 18 maggio di ogni anno è sede, a ricordo di tale miracoloso evento, di solenni festeggiamenti. Lacco Ameno, consta di due chiese: una del 1886, l'altra sorta nel sec.XI sopra una basilica paleocristiana. Al Santuario si trova un piccolo museo (Museo e Scavi di Santa Restituta), con reperti preistorici e resti dei prodotti dei ceramisti greci dei sec.VIII-II a.C.
  • Procida è la più piccola e meno conosciuta isola del Golfo di Napoli di cui fanno parte anche Ischia e Capri.  Procida offre archeologia con il famoso isolotto di Vivara. Procida offre storia concentrata specialmente, ma non solo, nel borgo medioeva
    le Terra Murata e la vicina Corricella (particolarmente interessante l'Abbazia di S. Michele, riccamente arredata, risalente addirittura a prima dell'anno mille). Procida offre architettura definita ".spontanea' parente non vicina dell'architettura greca. I luoghi principe sono i casali, i porticcioli della Marina Grande. e Chiaiolella, ma specialmente la Corricella che a vederla da lontano offre un panorama unico al mondo( luogo tra l'altro del famoso film “ Il postino" di Massimo Troisi o il più recente “Il talento " di Mr. Repley"). I caratteri dell’ architettura di Procida sono i colori pastello tipici mediterranei.
  • La chiesa è scavata nel vivo tufo, esistente già prima del 1459. Verso il 1587 furono scavate le celle. Era l’anno 1600; al centro della chiesa è esposta la statua di San Nicola con la data in cui fu posta (1500). Nella chiesa sulla sinistra c’è la capp
    ella del crocefisso con un reliquiario. Una lapide sepolcrale del 1671 si trova al centro della chiesetta. Vi furono diversi eremiti ad incominciare dalla seconda metà del 1600. Il D’Argout morì sull’Epomeo il 17 Agosto del 1778, in concetto di santità. Egli era capitano del Castello d’Ischia. Un giorno mentre inseguiva sull’Epomeo due soldati ribelli, fu affrontato da questi e stava per essere ucciso. In quel mentre fece voto a S. Nicola di farsi eremita. Miracolosamente si salvò e, dopo si ritirò sull’Epomeo con 12 compagni d’armi. Ingrandì tutte le celle, ne scavò altre e rinnovò la chiesetta e, morto, fu sepolto sull’Epomeo. Oggi l’antico eremo è stato ristrutturato, ma versa in stato di abbandono.
  • L'Isola d'Ischia ha un'origine molto antica. Le prime testimonianze di nuclei abitativi sull'isola sono rinvenibili nella zona di Lacco Ameno, dove intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. una colonia greca venne a mettere le proprie radici. Le caratterist
    iche dei luoghi rispondevano in pieno alla logica ed ai requisiti di un insediamento umano. Il promontorio di Monte Vico, per tre lati a strapiombo sul mare, ne divenne l'acropoli; le due insenature "sotto Varuli" e "San Montano" funzionarono rispettivamente da porto commerciale e da riparo alle navi in caso d'attacco dalla terra; la pianura di Santa Restituta permise l'attività produttiva del piccolo abitato, dislocato anche ad Arbusto, Mezzavia e Mazzola ed infine la valle di San Montano accolse la necropoli. Dovette trattarsi di una colonia di una certa consistenza, a giudicare dalla ricchezza dei reperti rinvenuti. A Monte Vico vi sono tracce di mura elleniche, blocchi basamentali di tempio; resti di strutture murarie a secco e fornaci, ceramiche, metalli lavorati, cocci vari, indicano un'intensa attività commerciale. Phitecusa fu sicuramente fondata dai Greci e specificamente degli Eubei, ma fu frequentata anche da popolazioni diverse, come dimostrano i tanti materiali rinvenuti, che non sono solo di fattura greca. Secondo molti studiosi, la cittadella di Phitecusa era una sorta di porto franco utilizzato per il commercio da mercati orientali, da artigiani provenienti da Siria, Egitto, Puglia, Calabria.
  • Borgo di Campagnano Campagnano sarebbe stato abitato fin dall’età neolitica. Si presume che la collina di Campagnano sia stata ripopolata a seguito dell’eruzione del Monte Trippodi negli anni 1201-1205, avendo trovato gli scampati un luogo sicuro e inde
    nne. Successivamente, la frazione fu teatro di un importante evento storico: “La battaglia di Campagano”, combattuta tra Ferdinando I e Giovanni D’Angiò. Le truppe del D’Angiò erano comandate da Giovanni Tortiglia mentre quelle di Ferdinando I dall’ammiraglio Poo. Era l’anno 1464 quando, scendendo dell’Epomeo con le sue truppe, l’ammiraglio Poo, si scontrò a Campagnano con gli uomini del Tortiglia. La battaglia fu cruenta e molti persero la vita. Le truppe si sparsero tre le colline di Campagnano e il borgo di Celsa (Ischia Ponte). Gli antichi isolani chiamarono il luogo “Campaniae similis”, simili alle pianure dell’antica Campania, successivamente “Campanianuse”, da cui Campagnano. D’altra parte, Campagnano, che un tempo fu un piccolo villaggio, ornato da case rurali e bellissimi fabbricati di ricchi possidenti, è divenuto oggi una frazione del comune di Ischia di considerevole proporzioni e circondato da numerose ville di lusso. È desiderio di molti abitare in un luogo in cui si può respirare aria di monte e di mare. Uscendo dalla Chiesa, imboccando a sinistra la via Campagnano, dopo circa 500 mt., si giunge in un luogo detto fuori al Rarone. Da qui si gode una delle più belle visuali dell'Isola; in basso tutto intero il Castello Aragonese, la Torre di Michelangelo o di Guevara, gli scogli di Sant'Anna, la baia di Cartaromana, ed a sinistra, sul fondo, il Golfo di Gaeta, al centro l'incantevole Golfo di Napoli e il Vesuvio e nel mezzo le isole di Procida e Vivara. Dal Rarone, cosi detto per la presenza di enormi gradoni che caratterizzano la strada, lasciando la via Campagnano e salendo a destra, dopo una passeggiata di circa 15 minuti si giunge alle Torri di Campagnano, altro incantevole borgo rimasto ancora intatto. Dopo una breve visita nell'ameno borgo, si ridiscende al Rarone, 'ove, continuando sulla via Campagnano, si arriva in una piazzetta dove trovansi un antico palazzo cosiddetto "Palazzo Quartaruolo". Ad esso si accede attraverso un portale in pietra locale e presenta un ampio cortile con al centro una cisterna che raccoglie ancora oggi le pluviali del palazzo, una volta unico approvvigionamento idrico per le famiglie che lo abitavano. La struttura venne realizzata, nel XV111 secolo dalla famiglia Mazzella. Anche, altre famiglie realizzarono case padronali fuori dal centro. Non a caso le più significative sono quelle sviluppate nell'area di pertinenza della città di Ischia tra cui vale ricordare, oltre al detto palazzo, la Villa Cilento realizzata a fine '600, come residenza del vescovo, a quel tempo, ancora dimorante sul Castello e poi casa Mazzella e Casa Curci fatte innalzare dai signorotti del Borgo di Celsa, o come case di villeggiatura oppure coloniche. Ritornando nella piazza di Campagnano, dopo averla attraversata, si incontra a sinistra, una Croce eretta nel 1953 dal popolo di Campagnano in ricordo della missione dei P. P. Passionisti. Da qui inizia Via Cà Mormile, strada basolata e quasi interamente in salita, che porta principalmente a Piano Liguori, altro borgo antico di indicibile bellezza, rimasto a sua volta intatto nel tempo e non a caso, solo da ultimo, servito dall'acquedotto pubblico. Percorrendo le stradine del villaggio si possono sentire odori e sapori di un tempo che esaltano ancor più l'amenità del luogo. Continuando il percorso ecologico si arriva ai ruderi di un'antica chiesa dedicata a San Pancrazio posta a picco sul mare, ove i fedeli ogni anno il 12 maggio partecipano ad una celebrazione religiosa con connotazioni folkloristiche. Attraversando per boschi di castagni, querce e macchia mediterranea si può arrivare fino a Monte Vezzi, luogo in cui, oltre a godere di un insuperabile panorama, si respira una finissima aria.    
  • Fascino, mistero, magia, colori, profumi, cime sonole varie componenti che rendono sublime e maestosa la montagna. Ricca di attrattive, superba e inaccesibile, essa attira come una forza magnetica. Rocce, crepacci, grotte, ghiacciai la rendono misteriosa,
    immensa ed è per questo che i naturalisti autentici cercano con essa un contatto carnale, al punto da voler conquistare cime sempre più alte e irragiungibili. È scritto che colui che aspira con tutte le proprie forze e con profonda passione di raggiungere le vette più vicine al cielo, sente la necessità di elevare la propria anima.
  • The municipality of Ischia extends along the north-eastern coast of the island. The city is the capital of the island of Ischia and the main center with about 17,000 inhabitants. The surface of the town is about 9 square kilometers. The average altitu
    de is 70 meters. The territory is divided into two main areas: Ischia Porto and Ischia Ponte (where is located the famous Castello Aragonese). Several names are tied to the island: the Greeks called it Pithecussae, which can mean either land of the Apes (according to the myth of the inhabitants transformed into monkeys by Heracles) that manufactures clay (Pythos) that were realized on the island. The Latins called Aenaria, which could be identified either with "monkeys" that with Aeneas (who landed here with his fleet). The most likely hypothesis is that which indicates that the term derives from the Latin insula, which then becomes Iscla ... to become Ischia.  
  • Tipologia: Torre Località: Centro Indirizzo: Via del Torrione n. 30 Secolo di fondazione: XV Datazione: 1480 Notizie storico-critiche: Il Torrione è la torre più grande e più antica di Forio. Fu costruita a spese dell'Università nel 1480 come torre di
    avvistamento e di difesa, per far fronte alle incursioni piratesche cui Forio era particolarmente esposta. Altri fanno risalire il monumento ai primi decenni del XVI sec., sulla base di un rapporto sulla situazione di Forio e dell'isola d'Ischia presentato alla Regia Camera della Sommaria nel 1574, conservato presso l'Archivio di Stato di Napoli. L'autore della relazione, Pirro Antonio Stinca, scrive di "un grosso Torrione edificato a spese dela Università del proprio Casale de Foria che per detta opera hanno preso ad interesse da settecento ducati, quale teneno ben munito de alcuni pezzotti di artiglieria di ferro un pezzo de brunzo et altre arme per sua defensione" (Delizia, 1987, p. 150). L'Università di Forio, dunque, allora già oberata di debiti, per l'edificazione della torre si indebitò ulteriormente per circa settecento ducati. Questa importante struttura difensiva fu edificata su uno spuntone di roccia tufacea in posizione strategica, in prossimità della spiaggia, in modo da dominare dall'alto il porto. La forma circolare consentiva una visuale completa ed era la più adatta anche per l'angolazione dei cannoni. Come testimonia D'Ascia (1867), la torre era infatti dotata di quattro cannoni di bronzo che, una volta cessato il pericolo delle incursioni piratesche, furono utilizzati per sparare a salve durante le festività; questa usanza durò fino al 1788, anno in cui fu proibita, in seguito ad un incidente avvenuto durante la festa dell'Incoronata del 29 luglio 1787, costato la vita ad un artigliere della torre. Come per tutte le altre torri esterne di difesa munite di artiglierie, fino al XVIII sec., a sorveglianza del Torrione, c'era una vedetta, detta torriere, nominato annualmente dal sindaco in carica, che aveva il compito di dare l'allarme in caso di avvistamento di navi nemiche e di comandare la guarnigione che alloggiava al primo piano. Il piano inferiore era utilizzato come magazzino per i viveri e l'artiglieria; vi era stata ricavata anche una piccola cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Il Torrione diede l'avvio all'edificazione di una serie di altre torri di avvistamento, difesa e rifugio, sia a pianta circolare che quadrata, in prossimità del porto, allo sbocco di una strada o nelle zone più interne coltivate dagli abitanti di Forio. Queste torri furono costruite dalla popolazione soprattutto nel XVI sec., quando si intensificarono gli assalti dei pirati (disastroso quello di Ariadeno Barbarossa del 1544, cui seguirono le scorrerie di Dragut e di altri corsari), fino a formare un efficace e ininterrotto sistema di fortificazioni sul territorio. La suddetta relazione del 1574 attesta l'esistenza di sette torri: "et in lo supradetto casale de Foria se vedono edificate sette Torre de particulari citadini ben munite d'arme, nele quale se ponno salvare la gente de detto casale, quando è correria di Turchi" (cfr. Monti, 1980, p. 623 e Delizia, 1987, p. 150). Nel 1800 il Torrione fu trasformato in carcere; seguì un periodo di abbandono, come testimoniano l'atto del 17 novembre 1844, in cui il Decurionato deliberò di stanziare venti ducati per "urgenti riparazioni bisognevoli allo antico torrione", e lo stesso D'Ascia, che lo dice inutilizzato ed in rovina. Nel 1900 fu adibito a museo per ospitare una raccolta di opere dell'artista foriano Giovanni Maltese che verso la fine dell'800 aveva ottenuto l'edificio in enfiteusi dal Comune e lo aveva adattato a sua abitazione e studio. Sebbene una delibera comunale del 1969 avesse sancito in seduta straordinaria provvedimenti urgenti per assicurare la stabilità del Torrione (alcuni merli minacciavano di cadere) e di destinare il monumento a scopi culturali, Sardella (1985) e Delizia (1987) testimoniano che la torre era abbandonata e in stato di pericolosa fatiscenza, mentre fino a pochi anni prima vantava il miglior stato di conservazione fra le torri costiere. Attualmente, dopo restauri effettuati negli anni Ottanta, la sala inferiore è sede del Museo Civico del Torrione ed è utilizzata per mostre temporanee, quella superiore ospita il Museo Civico Giovanni Maltese, dove sono conservate le sculture e le pitture lasciate dalla moglie dell'artista al Comune. Descrizione: Il Torrione domina con la sua alta mole l'abitato foriano del lungomare, all'interno di un contesto urbanistico ed architettonico di notevole valore, in cui spiccano alcune pregevoli costruzioni settecentesche, quali Palazzo Covatta, il Palazzetto, situato proprio di fronte alla torre. La torre, a pianta circolare e copertura piana a terrazzo, si sviluppa su tre piani, di cui quello inferiore è scavato nel masso roccioso di tufo sul quale sorge. La struttura esterna è costituita da blocchi rozzamente squadrati di pietra tufacea e trachitica. I piani superiori sono delimitati da due tori; il secondo funge anche da appoggio alle mensole che sorreggono la merlatura. Una scala esterna con parapetto spezzato, tipico dell'architettura locale, consente di accedere all'ultimo piano, coronato da merli. I tre piani sono coperti da volte emisferiche. Stato di conservazione: Buono Condizione Giuridica: Comune di Forio Note: Leggi di tutela: 1497 del 1939. Galleria di immagini del bene Guarda le Opere d'Arte conservate nel Museo
  • Immensa villa privata situata nell’antico Lago del bagno, di proprietà  del medico Francesco Buonocore. La villa era talmente bella e maestosa che ben presto divenne residenza estiva dei Borboni, difatti un tempo fu  abitata  da Ferdinand
    o II di Borbone che  trasformò il  lago di origine vulcanica nel porto d’Ischia. Particolari  e variopinti sono i giardini della villa  da cui è possibile  ammirare diverse posizioni panoramiche  del porto di Procida o della costa napoletana. Il corso del tempo  e gli eventi  la trasformarono in uno stabilimento militare  adibito a cure termali anche per sfruttare meglio la presenza di eccellenti acque termali. La storia di questo palazzo reale è talmente imponente  che tutt’oggi  viene visitato da molteplici turisti incantati dalla magica atmosfera che regna nell’aria.
  • Panza (talvolta, anche Panza d'Ischia) è una frazione di circa 7.000 abitanti nel comune di Forio.Panza si trova all'interno del territorio del comune di Forio, sull'isola d'Ischia in provincia di Napoli.Comprende la contrada Cuotto ed altri nucl
    ei abitativi. I suoi confini furono definiti con censimento comunale nel 1871 e con un secondo del 1881 dal quale risulta: che la frazione Panza è limitata a levante dai confini di Serrara Fontana, a mezzogiorno ed a ponente dal mare ed a settentrione dalle vie: Carano, Chiena, Piellero e del Corbaro. che la frazione è divisa in due sezioni: la prima detta san Leonardo, comprende la piazza, località san Gennaro, Casa Polito, Casa Caruso, Casa Mattera, Casa Battaglia, Casa Fiorentino; la seconda le case sparse in via: Campestre, Bocca, Citara, Montecorvo, Costa, Telegrafo, Campotese. La frazione si estende all'interno del territorio di Forio per circa 6 km², occupando quindi circa la metà dell'intero territorio comunale di circa 13 km². Il centro abitativo del paese dista da Forio circa 5 km. Percorrendo la vecchia mulattiera il confine col capoluogo, in via Chiena, è segnato da un'edicola votiva dedicata al santo protettore di Forio, mentre percorrendo la moderna strada carrabile, il confine può esser collocato a circa 2 km dal Becco d'Aquila, un grande masso tufaceo verde, che ricorda il mitico uccello. Ad est invece Panza confina con il nucleo abitativo di Succhivo, posto oggi nel comune di Serrara Fontana.
  • Descrizione La parrocchia di S. Francesco Saverio, un tempo era una chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie e solo successivamente fu intitolata a S. Francesco Saverio. L'edificio è sopraelevato rispetto alla strada e vi si accede attraverso una do
    ppia rampa di scale, che conduce al cortile esterno e poi al sagrato. Ha un portale rinascimentale in pietra di tufo verde ed una edicola con due archetti per le campane. La facciata, molto semplice, è incorniciata in tufo di pietra verde. L'interno è ad una sola navata con volta a botte, mentre l' abside ha una volta a vela. All’ interno si trovano: Pala di Alfonso Di Spigna del 1741 “S. Francesco Saverio e S. Ignazio di Lodola davanti alla Madonna delle Grazie”; tela “Deposizione della Croce” del pittore foriano Gennaro Migliaccio (1766); statua dell’Immacolata e di San Francesco Saverio; dipinto recente con“S Vito Martire” del pittore foriano Fiorentino.    
  • Descrizione L'edificio, situato all'estremità sinistra dell'omonima piazza, è preceduto da un sagrato con sedili in pietra, chiuso da un cancello in ferro. La facciata, percorsa da due coppie di lesene ioniche, è coronata da un frontone arrotondato; a
    l centro è decorata da un pannello maiolicato raffigurante S. Leonardo culminante con una cornice curva che imita il timpano terminale della chiesa. La affianca sul lato destro un massiccio campanile con orologio. L’interno a tre navate, è ricco di stucchi ben lavorati sugli usuali canoni barocchi. Il tempio ha sei altari, tre dipinti e alcune sculture lignee di buon valore. Notizie storico-critiche Le origini della chiesa, dedicata a S. Leonardo, patrono della frazione di Panza, sono antiche, infatti la chiesa risale al 1536. Fu costruita e ampliata su una cappella cinquecentesca. L'esistenza di una cappella dedicata a S. Leonardo è documentata per la prima volta nel 1566. Nel XVI secolo il villaggio di Panza non aveva una parrocchia autonoma ed era sotto la giurisdizione di S. Vito di Forio. La chiesa fu elevata a parrocchia tra il 1601 e il 1604, come si evince dalla relazione di Mons. d'Avalos di quest'anno. Fu rifatta a spese dell'Università di Forio nel 1737 e terminata nel 1744.      La parrocchiale, una tra le più antiche della Diocesi di Ischia, è un esempio tipico del barocco campano in voga sull'isola. Conserva al suo interno statue e tele di buona fattura. Tuttavia, nel corso del XVIII secolo, furono eseguiti i lavori di stucco dal partenopeo Cesare Starace detto Ponticelli. Conserva la reliquia del santo titolare donatale nel 2004 dalla Confrérie de Saint-Léonard-de-Noblat, in occasione del Meeting Nazionale delle parrocchie di san Leonardo Abate. All'interno della chiesa si trova anche un organo a canne costruito nel 1748 da Domenico Antonio Rossi. Lo strumento, racchiuso entro una cassa lignea riccamente decorata con dipinti e rilievi, è a trasmissione meccanica ed ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza senza pedaliera. Feste e Celebrazioni 11-18 settembre - Festa di san Leonardo Abate. Nell'anniversario della dedicazione della Chiesa Parrocchiale: si rinnova l'omaggio al Santo Patrono del paese con festeggiamenti che si divincolano tra sacro ed il profano con processioni, messe, balli, canti tradizionali e fuochi d'artificio. 6 novembre - Festa liturgica di san Leonardo Abate, nel giorno a lui dedicato dal calendario liturgico, il paese rinnova l'omaggio al Patrono con la Messa solenne delle 11 celebrata dal Vescovo, processione e fuochi d'artificio.
  • Piazza Marina, nei pressi del porto è il cuore di Casamicciola Terme. Adiacente al porto molto ben sviluppato, il secondo dell'isola, ha frequenti collegamenti di traghetti ed aliscafi con la terraferma. Sul lungo ed esteso molo, che invita alle passegg
    iate, soprattutto in estate, c'è molta animazione. Numerosi yacht e barche a vela fanno sosta in questo porto ben attrezzato.
  • Molto suggestiva è la famosa chiesetta del Soccorso situata all'estremità di uno splendido piazzale, piazzale Giovanni Paolo II (già piazzale del Soccorso), da poco ristrutturato appunto in occasione della visita pastorale di papa G
    iovanni Paolo II in data 5 maggio 2002. È uno dei pochi posti al mondo dai quali talvolta è possibile assistere, in particolari condizioni, al fenomeno ottico del raggio verde in concomitanza con il tramonto del Sole.
  • Il nome Serrara, significa "montuoso". Compare ufficialmente insieme all'abitato con la fondazione della Parrocchia nel 1641. Il belvedere. È così chiamata la piccola piazzetta balconata del comune, precisamente nel centro abitato di
    Serrara da cui è possibile godere di una vista davvero straordinaria sugli abitati di Sant'Angelo e Succhivo a sinistra e a destra sullafrazione di Panza; con la possibilità (a seconda delle condizioni meteorologiche) di scorgere l'isola di Ventotene.
  • A 480 mt sul livello del mare, l'aria si mantiene fresca anche nelle più calde ed umide giornate estive, un ambiente rustico ed accogliente a pochi metri dalle vette più alte dell'isola, personale molto cordiale. Gli interni del locale rispe
    cchiano le vecchie case contadine di ischia, in tufo e legno, con un'ampia veranda che affaccia sul versante meridionale dell'isola e si perde nell'immenso blu del mare.
  • l'Auditorium comunale nel Centro Polifunzionale di Ischia, con accesso principale dalla Via delle Ginestre, consta di: una sala di mq. 411 con capienza massima di n. 280 posti a sedere; un palco sviluppato su una superficie di ulterio
    ri mq. 112,50; una sala regia di mq. 19,31; oltre servizi igienici per mq 30,27; ingresso, corridoi ed uscite di sicurezza per mq 102,77. Proprietario dell'immobile è il comune d'Ischia che lo cede in concessione d'uso alle Compagnie e Associazioni teatrali operanti sul territorio.  
  • Lungo la stretta strada che conduce alle spiagge della Chiaia e della Sciavica (oggi spiaggia di S. Francesco), tra le rocce laviche della collina di Zaro, sorge la chiesa di S. Francesco di Paola, denominata anche S. Maria di Montevergine. La facciata
    rosa è affiancata sul lato destro dal campanile; sul lato sinistro sorge l'ex eremitaggio, ora villa privata, caratterizzato da una serie di suggestivi archi sui due piani. La muratura è in pietra di tufo e pietra lavica. La facciata è decorata da un tondo in mattonelle maiolicate inserito all'interno del timpano che poggia su una cornice aggettante. Quattro lisce lesene delimitano tre parti: in quella centrale campeggia il portale principale in pietra grigia con cimasa semicircolare, quelle laterali ospitano due portoni più modesti. L'interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate: quella centrale, coperta da volta a botte, si restringe in uno spazio con volta a vela e conduce al presbiterio dove è situata la cupola sostenuta da un alto tamburo. Sulla parete della navata sinistra sono collocati due cherubini in marmo sormontati da una colomba su nubi, eseguiti da un ignoto scultore campano nel 1789; si tratta del un frammento di una cona marmorea, ubicata in origine sulla parete di fondo del presbiterio. Si trovano inoltre: la figura della Madonna dell’Assunta in bassorilievo, un piccolo Crocifisso del ‘700, busto di San Francesco di Paola, una statua lignea di S.Anna risalente al XVIII secolo, l’organo a canne costruito nel 1781 da Domenico Antonio Rossi. Notizie storico-criticheLe origini della chiesa sono legate a quelle dell'Eremo di S. Maria di Montevergine, fondato ai piedi della collina di Zaro nella seconda metà del Settecento accanto ad una piccola chiesa molto antica, per volontà di un vecchio eremita, fra Michele Alemanno. Questi, dopo aver trascorso trent'anni nell'Eremo di S. Nicola sul monte Epomeo, ormai anziano, fu indotto dalle rigide condizioni atmosferiche della montagna a cercare un nuovo luogo solitario. L'Università di Forio gli concesse il terreno antistante alla preesistente chiesetta, risalente almeno al XVII sec., come testimonia una pala del 1636 situata nell'abside. L'Università contribuì, insieme ai fedeli, alla costruzione del nuovo edificio. Ciò permise al comune di conservare diritto di patronato sul complesso. L'atto decurionale del 31 maggio 1840, conservato nell'archivio comunale, documenta la preoccupazione da parte del comune per lo stato d'abbandono, anche spirituale, in cui si trovavano l'eremo e la chiesa, priva di cappellano e gestita all'epoca da tre eremiti dalla condotta discutibile. La discussione fu lunga, le proposte contrastanti: una prevedeva di affidare l'amministrazione della chiesa ai frati Francescani Riformati che già gestivano in modo esemplare il monastero del comune soddisfacendo anche le esigenze spirituali dei fedeli; un'altra proposta fu quella di affidare la chiesetta ad un cappellano. Fu proprio questa soluzione a prevalere nel 1863, quando il comune allontanò gli eremiti e affidò la chiesa ad un cappellano che la rinnovò e ampliò, costruendo un giardino, una cisterna, loggiati, dormitori e altri locali. Nel 1924 il comune cedette in enfiteusi perpetua l'attiguo convento alla famiglia Stead, che addossò alla chiesa una nuova costruzione. Nel 1948 l'edificio fu ampliato nuovamente, furono realizzate le tre navate, rinnovata la facciata e arricchito di un massiccio campanile.
  • Circondata da maestose colline le cui rupi, a declivio sul mare, nascondono l’entrate di bui anfratti che, ad Ischia, sono conosciuti col termine “cave”, sede spesso di potenti sorgenti di acque termali come quella della “Cava Scura”, vi è una delle più b
    elle spiagge d’Italia, denominata per l’appunto Spiaggia dei Maronti. Lunga circa 3 km, il suo nome deriva dal greco e fu tradotto poi in latino con il termine "quatior" che significa "spiaggia tranquilla".
  • La spiaggia di San Francesco si trova a pochi chilometri dal porto di Forio; facilmente raggiungibile sia in auto sia con mezzi pubblici. Sul lato destro è sormontata dallo spettacolare promontorio di Punta Caruso, meta per chi ama gli scogli e un po’ d
    i tranquillità. Questa spiaggia è adatta per chi ama gli sport acquatici, gli impianti turistici a mare e magari cenare in un tipico ristorante isolano, illuminati solo dalla luce del tramonto prima e dalla luna dopo. Come raggiungere la spiaggia La spiaggia di San Francesco è situata nel comune di Forio. E' raggiungibile sia in autobus che in automobile, percorrendo la strada principale dell'isola. Per coloro i quali preferiscono l'autobus, la linea 24, che parte da Citara, ferma a pochi minuti dalla spiaggia, mentre le linee 1 - 2 - CD - CS fermano sulla strada statale a 10 minuti di distanza. Non molto distante, potrete comodamente lasciare la vostra auto presso il parcheggio custodito.
  • Torre di Guevara o di MichelangeloSimbolo di Ischia, insieme al Castello, è la Torre di Michelangelo che si erge, maestosa, di fronte allo stesso Castello, immersa in un immenso prato verde, a pochi metri dai famosissimi "Scogli di S.Anna".La tor
    re di Guevara, comunemente detta di Michelangelo o di S. Anna, e' una casa turrita edificata su quel tratto della costa orientale dell'isola che prospetta sul Castello d'Ischia, esito naturale di sommovimenti tellurici risalenti al II secolo d.C., interamente fortificato da Alfonso d'Aragona a partire dal 1433 quando, con un provvedimento organico, il sovrano predispose e sollecitò, a maggior difesa dell'isolotto, anche l'edificazione di torri lungo i tratti di costa adiacenti.In questo contesto di prospettive difensive si colloca certamente la scelta di una casa-fortezza, di cui sono stati proprietari, fino agli inizi dell'800, i Guevara, duchi di Bovino, da cui il nome. Ma la presenza di Vittoria Colonna sul Castello d'Ischia e l'amicizia di Michelangelo per la nobile castellana hanno sostanziato, in tempi più recenti, insieme all'infondato convincimento di un soggiorno del grande artista nella torre Guevara, postazione ideale per una "corrispondenza amorosa" con l'amata, anche una nuova denominazione della fabbrica, spesso impropriamente detta "torre di Michelangelo". Anzi, il proposito di avvalorare la presenza del grande artista in Ischia ha sortito l'effetto di offuscare una toponomastica già accreditata, quella di "Torre di S. Anna", dovuta alla presenza nel sito di una chiesetta ad essa dedicata, entrata nell'uso dal tempo in cui i Guevara avevano abbandonato il possedimento, e recepita dalla stessa cartografia ottocentesca.Attribuita da Gina Algranati a Guevara, venuto dalla Spagna al seguito di Alfonso I d'Aragona che nel 1454 lo nominò "cavaliere del re", la fabbrica della torre potrebbe anche darsi alla fine del XV secolo, quando un altro membro della stessa famiglia, don Francesco de Guevara "non potendo più servire in campo militare" fu fatto da Carlo V governatore a vita dell'isola d'Ischia. Ma, è sopratutto in rapporto alla cultura manieristica, di cui pure la torre offre testimonianza non solo attraverso i suoi affreschi, ma anche attraverso la sua concezione di casa-giardino, inteso come contesto di immagini mitiche e luogo privilegiato di metafore culturali, che si può posticipare la datazione.Difatti la torre era immersa in origine in un giardino di delizie che, lambendo a valle la acque di Cartaromana e quelle di una sorgente dismessa celebrata dal Boccaccio, si chiudeva su due lati con altre mura in pietra vulcanica, di cui sussistono ancora dei tratti, per ascendere poi a mezza costa con colture diversificate concluse da un boschetto a fitta vegetazione arborea. L'immagine dotta della organizzazione compositiva dello spazio torre-giardino, che mirava a realizzare una grande metafora naturalistica contrapposta al Castello (il costruito), completamente compromessa, prima, dalla destinazione d'uso agricolo del complesso, poi, dagli sviluppi edilizi e da uno cattivo intervento di "restauro", è oggi avvalorata dalla rappresentazione di uno dei pannelli del grande affresco che ricopre la volta a padiglione della sala sud- ovest del piano nobile della torre. Qui, nell'ambito di una figurazione araldico-cavalleresca si sviluppa uno spaccato prezioso della situazione originaria dei luoghi e delle internazionalità progettuali.Articolata su tre livelli fuori terra, di cui il primo a scarpa concluso con un toro in pietra viva, la torre presenta nel suo impianto quadrato e nella geometria delle aperture incorniciate da tessiture di pietra vulcanica a spessore un accento di marcata ed intenzionale sobrietà che si traduce in una immagine di sottile, sofisticata eleganza. Pertanto essa si impone all'attenzione quale opera significativa del rinascimento napoletano.
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